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![]() [M. Cortellazzo e P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, pag 703] Maia: Oscura dea italica associata a Vulcano; il 1° maggio il flamen volcanalis compiva sacrifici in suo onore. Sembra connessa con la crescita della natura vivente, e probabilmente il nome del mese (lat. Maius) deriva dal suo. Per confusione con il mito greco di Maia ( la maggiore delle Pleiadi, figlie del Titano Atlante, trasformate in stelle dal gigante cacciatore Orione), fu associata a Mercurio, l’equivalente romano di Ermes. [elaborazione da M. C. Howatson, Dizionario delle letterature classiche, pag. 580] Anteriori ai libri dei pontefici in cui le leggeva Gellio (13,23 1), tanto antiche che il loro significato risulta talvolta incerto, sono le Entità femminili che le comprecationes deum immortalium, quae ritu Romano fiunt congiungono a numerose divinità importanti, delle quali esse esprimono un aspetto, una fondamentale modalità d’intervento: Lua Saturni, Salacia Neptuni, Hora et Virites Quirini, Maia Volcani, Herie Junonis, Moles et Nerio Martis. [G. Dumézil, La religione romana arcaica, pag. 347] presso i Romani assumeva una personificazione teriomorfa, specie durante le feriae sementivae in onore di Cerere, cui veniva offerto in olocausto, a purificazione delle semine e dei raccolti, una solenne suovetaurilia, dove spiccava una scrofa, detta porca praecidanea in quanto veniva immolata con una specie di pietra di selce. Il primo maggio i Fratelli Arvali ricevevano in omaggio due pingui porchette sacrificate in occasione dei primaverili ambarvalia processionali intorno ai campi: “... e tre volte giri attorno alle messi la vittima propiziatoria, seguita da tutto il coro dei compagni esultanti, che invocano Cerere con alte grida”7 7) Virgilio, Georgiche I, 388. A proposito di “maggio”, cade in taglio pensare alla probabile evoluzione semantica dell’aggettivo maiale connesso con Maja, la dea della vegetazione, cui s’immolava a maggio una scrofa pregna, affinché la terra fosse similmente gravida di messi. Ma che dalla dea Maja sia venuta la denominazione di maggio è oggi ipotesi poco sostenibile alla luce della glottologia che tende a vedere nel lemma majus una derivazione della radice mag (crescere, diventar grande) donde le voci magis, magnus, maior del tutto estranee al sacrificio del sus maialis. [G. Tassoni, Aspetti del folklore padano, pagg. 111-112] Prima della mietitura si deve sacrificare a Cerere, dea della terra coltivata, una porca (detta perciò praecidanea, “uccisa prima”), immolata come vittima di riscatto per il raccolto. Ma prima dell’immolazine si faranno offerte ad altre divinità che hanno in tutela l’azienda agricola: a Giano una focaccia a strati sovrapposti (strues) e vino; a Giove una focaccia di altro tipo (fertum) e vino; immolato l’animale, nuova offerta di focacce e vino a Giano e a Giove e di visceri e di vino a Cerere (I). (I) Catone, De agricultura, 134. [...] di Hora e di Maia nulla si sa oltre il nome ed è difficile pertanto di stabilirne i rapporti con le rispettive divinità maschili Quirino e Vulcano. [N. Turchi, La religione di Roma antica, pagg. 30-31; pag. 161] Al maschio Faunus corrisponde la dea Fauna, cioè la propizia, la buona, detta anche Fatua come divinatrice e Maia o Bona Dea, cioè la dea che accresce, che aumenta i prodotti della terra e la ricchezza degli uomini. [...] La Dea Bona o Fauna aveva essa pure il suo santuario e il suo culto. E’ da ricordare specialmente la festa che in onor di lei le donne celebravano nella notte dal 3 al 4 Dicembre nella casa del Console o del Pretore urbano. Vi si facevano preghiere e sacrifizi a favore di tutto lo Stato, e i maschi ne erano severamente esclusi. [...] I Fauni in arte non differivano punto da Pane. Un bel Fauno in marmo rosso, dell’età imperiale, s’ammira anche oggi nel Museo Capitolino. La Dea Bona poi si rappresentava con uno scettro nella mano sinistra, a significare la sua regal signoria sulla terra e sugli esseri che vi abitano. [F. Ramorino, Mitologia Classica, pagg. 184-185] |